Mascherine FFP2: quali sono a norma e quali sono i codici CE da evitare

Mascherine Ffp2: con l’ingresso in zona rossa di numerose regioni italiane, l’inasprimento delle restrizioni e il richiamo alle regole base per contenere l’epidemia, in primis distanziamento sociale e utilizzo dei dispositivi di protezione, si riaccende l’attenzione su uno degli “schermi” principali che ci consentono di tenere lontano il coronavirus.

Negli ultimi tempi, però, si sono moltiplicati anche i dubbi, dopo le notizie riguardanti alcune mascherine Ffp2 che, seppur in vendita, sarebbero dotate di certificazioni contraffatte o, comunque, da verificare.

I codici da evitare

Il lavoro dei tecnici europei è costante per identificare i prodotti “irregolari”. Data la richiesta di dispositivi, però, non passa giorno senza che sul mercato non vengano messe in vendita mascherine non a norma. Le prime a essere finite nel limbo sono quelle con la marchiatura CE 2163, certificate dal laboratorio turco Universalcert e vendute anche in alcune farmacie italiane, su cui sono ancora in corso indagini.

mascherine codici CEPin

Al momento sono ancora nel database UE: l’obiettivo è ora capire se i dispositivi fossero non a norma giĂ  dopo aver ottenuto il “bollino” CE oppure se le modalitĂ  di produzione siano cambiate successivamente. Ci sono però altri codici che sono considerati certamente non sicuri, a cui gli acquirenti devono fare attenzione. Queste le sigle “sospette”:

ICR Polska (Polonia) – CE 2703

CELAB (Italia) – CE 2037

ECM (Italia) – CE 1282

ISET (Italia) – CE 0865

TSU Slovakia (Slovacchia) – CE 1299

Chiunque sia in possesso di mascherine Ffp2 con questo marchio, quindi, fa meglio a liberarsene. Intanto la ComunitĂ  Europea ha realizzato un database in cui si può inserire il codice della propria mascherina e verificare se questa è in regola o meno e se la societĂ  che l’ha venduta abbia o meno i requisiti per farlo.

Mascherine Ffp2: la guida

Ma come si è arrivati a questa confusione su uno strumento giudicato fra le protezioni fondamentali dal contagio? Il sito altroconsumo.it ha fatto chiarezza sulla natura delle Ffp2 e su come verificare la loro correttezza. Le Ffp2 (come le mascherine Ffp3) sono mascherine filtranti facciali.

Per essere messe in commercio devono essere prima analizzate da un organismo terzo che ne certifichi l’aderenza ai requisiti della norma tecnica EN 149:2001 sulla protezione delle vie respiratorie. Ottenuto il via libera il produttore potrĂ  “fregiarsi” del marchio CE.

Come riconoscere le mascherine a norma? Sulla confezione e sul prodotto deve essere riportato il marchio CE accompagnato da un codice di quattro numeri. Questo identifica il laboratorio o un altro soggetto che ha dato il via libera al prodotto perché questo è in linea con la norma EN 149:2001.

Il marchio CE, per altro, deve avere proporzioni precise. Se è diverso o ha dimensioni differenti può essere contraffatto e quindi non rispettare gli standard di sicurezza europei.

Come valutare se le mascherine Ffp2 acquistate sono regolari

Le informazioni che ci servono sono due: il codice di 4 lettere che si abbina al marchio CE e il certificato che accompagna il dispositivo di protezione. L’elenco completo di tutti gli enti certificatori compare sul database Nando della Commissione Europea.

In questa lista possiamo controllare se il numero che accompagna il marchio CE della nostra mascherina Ffp2 corrisponde a un laboratorio autorizzato a valutare i dispositivi di protezione e a certificarli. Basta cercare il codice di 4 numeri e aprire la scheda dell’organismo. Qui troveremo quali prodotti può certificare.

Nel caso delle Ffp2 devono essere citati il “personal protective equipment” e il Regolamento EU 2016/425. E tra i prodotti valutati deve essere presente il riferimento a “Equipment providing respiratory system protection”. Se non compare in questo elenco, il certificato che accompagna le nostre mascherine è quasi sicuramente un falso.

Le informazioni obbligatorie del certificatore

Il certificato di conformità emesso da un laboratorio autorizzato deve contenere informazioni obbligatorie. Se non ci sono è molto probabile che il certificato sia contraffatto. Queste le informazioni indispensabili:

  • nome e codice numerico dell’organismo notificato che certifica;
  • nome e indirizzo del fabbricante o del mandatario;
  • tipologia di DPI;
  • riferimento alle norme tecniche considerate per la certificazione della conformitĂ ;
  • data di rilascio.

Sempre nel database Nando sono presenti gli indirizzi dei siti web degli enti certificatori. Qui, solitamente, si può verificare se i certificati sono autentici e si può anche individuare il produttore della mascherina per cui è stata chiesta la certificazione, a cui poi si può scrivere un’email.

Attenzione anche al QR Code di cui sono dotate alcune confezioni o imballaggi di dispositivi di protezione individuale. Questi QR Code rimandano direttamente al sito dell’ente su cui verificare la validitĂ  della certificazione.

Mascherine commercializzate in deroga

Data la “fame” di mascherine nei mesi scorsi il governo, con il decreto Cura Italia, ha consentito la vendita in deroga – solo per quanto riguarda le tempistiche di autorizzazione – di alcuni dispositivi di protezione individuale privi di marchio CE.

Detto che gli standard della norma EN 149:2001 devono essere comunque rispettati anche da queste mascherine, i produttori devono inviare all’Inail la documentazione riguardo l’aderenza dei loro dispositivi a tutte le specifiche tecniche e di qualitĂ  previste attraverso l’autocertificazione.

SarĂ  l’Inail, a questo punto, una volta analizzata la documentazione, ad autorizzarne la vendita. Sul sito dell’Inail c’è una pagina dove si può trovare l’elenco dei dispositivi di protezione individuali che hanno ricevuto il via libera.

FONTE: Il Giorno